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Global warming, #harvest19

20 giugno 2019

Before installing the @davisinstruments weather station, I would never have believed that I’d see an ET (evapotranspiration) reading of 497 within the space of less than six months. The constant wind creates even bigger disasters if we look at the ET figure in relation to the amount of rainfall since 1 January: 141 mm. (For weather experts and enthusiasts, we actually need to add a further 40 mm to that to consider the amount of water lost as a result of snow sublimation, but 40 mm wouldn’t make any difference to the overall picture anyway). This is why we have to mulch and protect the soil, to trap in as much humidity as possible, keeping the ground temperature down and preventing the sun from coming into direct contact with the bare soil. This “picture” and these emergencies are very recent (15-20 days with acceleration in the last 7-8) so I hope there’s going to be a change in the #Nizzadocg allowing the planting of vineyards with “cooler” exposures.

Prima di installare la stazione meteorologica della Davis Instruments, mai avrei creduto di leggere 497 di ET (evapotraspirazione) in nemmeno sei mesi.
Il costante vento fa disastri ancor più se relazioniamo il dato ET con i mm di pioggia caduta dal 1 Gennaio: 141.(per i più esperti e patiti di meteo a questi 141 andrebbero aggiunti 40 mm circa che sono stati persi dallo strumento per sublimazione della neve. 40 in più non cambierebbero comunque il quadro).
Per questo è necessario pacciamare e proteggere il suolo cercando di disperdere meno umidità possibile, contenere la temperatura del terreno ed evitare che sole e vento vadano a diretto contatto con la terra nuda.
Questo “quadro” è queste emergenze sono molto recenti (15-20 con accelerazione negli ultimi 7-8) per cui auspico una adeguata modifica del disciplinare del #Nizzadocg per inserire vigne ed esposizioni più “fresche”.
#weather #harvest19 #vitadaviticoltore #Nizzadocg #monferrato #vignedelnizza

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Delestage

20 giugno 2019

Having reached the rolling fermentation stage, it’s time for the first “delestage”. Delestage is carried out after the cap has formed, with the complete removal of all the liquid from the vinification tank, pumping it into another tank. This allows the cap to deposit on the bottom of the vinification tank where, thanks to the force of gravity and its own weight, it tends to compress. 

 The must, (the liquid,), transferred to the second tank, is pumped back onto the cap after about two hours. This operation breaks up the cap which will then gradually float to the top, increasing its contact with the must. The aim is to extract the components required, maltreating the raw material as little as possible.

Raggiunta la fermentazione tumultuosa è arrivato il momento di eseguire il primo delestage. Il delestage si pratica dopo che è avvenuta la formazione del cappello, con uno scarico totale della parte liquida dal serbatoio di vinificazione, che tramite una pompa viene trasferito in un’altra vasca. Così facendo il cappello si adagia sul fondo della vasca, ove grazie alla forza di gravità  e al suo stesso peso tende a comprimersi. Il mosto, inteso come la parte liquida, trasferito nella seconda vasca viene in seguito (dopo circa due ore) ripompato sopra il cappello. Questa operazione ha la funzione di disgregare il cappello che tenderà a risalire lentamente aumentando quindi il contatto con il vino. Il fine, quindi, è quello di estrarre i composti desiderati evitando di maltrattare il meno possibile la materia prima.

Wild vineyard orchids

20 giugno 2019

For #giroNizza on the 23rd, 24th and 25th of April (weather permitting), we’re going to organise some trips into the vineyards to discover wild orchids and all the other plants that grow among our vines.

For younger visitors, there’ll be a flower hunt in the vineyards, to recognise and catalogue all the wild varieties that populate the Nizza hills and our naturally managed vineyards.
In occasione del #giroNizza il 23, 24 e 25 Aprile cm (tempo permettendo) organizzeremo delle escursioni in vigna alla scoperta delle orchidee spontanee e di tutte le altre essenze che popolano i nostri vigneti.

Per i più piccoli ci sarà una simpatica caccia al fiore in vigna per riconoscere e catalogare tutte le varietà spontanee delle colline del Nizza e dei nostri vigneti a conduzione naturale.

Anteprima Barbera 2016

20 giugno 2019

Arrivata alla decima edizione, è ormai una degustazione molto attesa per il mondo Barbera al fine di farsi le prime idee sulla nuova annata, e verificare le sensazioni avute durante la vendemmia e la vinificazione.

Premessa.

Causa annata piu tardiva delle recenti medie e soprattutto causa le lunghe fermentazioni, i vini sono molto più grezzi del solito.

E questo mi spaventava ma sono stato subito smentito.

Anteprima Barbera 2016

20 giugno 2019

Prima di parlare dell’annuale degustazione delle Barbera della nuova annata, vorrei fare una piccola precisazione a cosa scritto da Coldiretti Asti sulla sua pagina de La Stampa Asti di oggi Domenica 18 Dicembre 2016:

Il Piemonte produce circa 3 milioni di ettolitri di vino e ne importa dall’estero 1,5 milioni che, aggiungo io, rappresentano piu del 50% del vino importato dall’italia.

Siccome da stamattina, in una chat di whatsapp con clienti/amici, si è aperto il dibattito sul seguito della riflessione della Coldiretti: “Ci chiediamo quale strada prenda questo prodotto straniero, sicuramente non viene venduto alla spina, e la nostra preoccupazione è che possa essere impiegato per ccon

#iostoconloscrewcap

2 giugno 2019

How come there are so many different coloured screw caps?
Every time we bottle a wine, we create a log with the different membranes and seals.
24 bottles per type, divided between:
– saranex
– tinfoil

which are two seals used by all manufacturers of screw caps, and

– spin-
– spin
– spin+
which are the three membranes designed by Korked.
We’ll really understand the role played by oxygen in the evolution of wine in the bottle as the years go by.
Tomorrow it’s time for Garitta 2017 and Margherita 2016.
Come mai tante capsule a vite di colore diverso?
Ogni volta che imbottigliamo un vino, creiamo uno storico con le diverse membrane e guarnizioni.
24 bottiglie per tipo suddivise tra:
– saranex
– tinfoil
che sono due guarnizioni utilizzate da tutti i produttori di tappi a vite e
– spin-
– spin
– spin+
che sono le tre membrane ideate dalla Korked.
Riusciremo a capire meglio il ruolo dell’ossigeno nell’evoluzione del vino in bottiglia con il passare degli anni.
Domani tocca a Garitta 2017 e Margherita 2016.

Vigna 58-61

7 marzo 2019

It has always been called Vigna Vecchia (the Old Vineyard) because it’s the most historical place on the estate, replanted by grandfather Giovanni between 1958 and 1961. But now we going to have to change its name, because, quite rightly I suppose, the use of the word Vecchia on the label has been contested.
We’re going to all it 58-61, in memory of the three years and three winters that it took my grandad and his hammer, thanks to the winter frosts, to smash and break down the large blocks of sandstone brought to the surface when the vineyard was dug.
It was one of the first vineyards to be dug mechanically, so it went down quite deeply, enough to bring to the surface some very compact soils typical of the formation of Sant’Agata fossil marls (Tortonian period), intersecting with Serravalle sandstone (Serravallian period).
Given the compactness of the soil, the hill position, southerly exposure and the fact that the vineyards is on the top of Bricco Garitta, my grandad chose Rupestris, a vigorous rootstock which tends to put down very long roots.
That vigour now means that we can admire vines that are real works of art, shaped over the decades by the pruning carried out by Giovanni and my father Pasquale.

Si è sempre chiamata vigna vecchia per il fatto di essere il luogo storico dell’azienda, reinpiantata da mio nonno Giovanni tra il 1958 ed il 1961, ma ora dovremo cambiare nome perché, giustamente direi, ci hanno contestato l’aggettivo vecchia in etichetta.
La chiameremo 58-61 in ricordo dei tre anni e dei tre inverni che si sono resi necessari a mio nonno, grazie alla mazza ed al gelo invernale, per spaccare e sminuzzare i grossi blocchi di arenaria sollevati dallo scasso.
Fu uno tra i primi vigneti scassati con mezzi meccanici per cui lo scasso fu abbastanza profondo tanto da portare in superficie terreno molto compatto tipico della formazione delle Marne di Sant’Agata fossili (periodo Tortoniano) che si intersecano con le Arenarie di Serravalle (periodo Serravalliano).
Data la compattezza del terreno, la giacitura collinare, l’esposizione a sud ed il fatto di essere in cima al Bricco Garitta, mio nonno scelse il Rupestris un portainnesto molto vigoroso e che tende a scendere molto.
Il fatto di essere così vigoroso ci consente ora di ammirare dei ceppi che sono vere e proprie opere d’arte modellati nei decenni dalla potatura di Giovanni e di mio papà Pasquale.