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#wineconfusion

30 dicembre 2012

Qualche giorno fa, ispirato dall’articolo di Monica Pisciella su Millevigne il consumatore medio non esiste, “travestito” da consumatore medio mi sono confuso con le persone che giravano lungo le corsie di un noto centro commerciale tra gli scaffali di vino.

Una situazione che, in questi giorni di festa, avrete vissuto in tanti nella spasmodica ricerca del regalo o del vino giusto per la tavola del Santo Natale o di Capodanno.

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Niente, proprio nulla poteva aiutarmi ad orientarmi tra tanti vini, tante etichette, tanti nomi di fantasia.

Improbabili cartelli mi facevano nascere dubbi: vini da pasto che sono? Per me sono tutti vini da abbinare al pasto.

Vini speciali che vuol dire se non mi spiegate nemmeno quali siano i vini normali?

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I vini non sono divisi per categoria, non sono divisi per regione, non sono divisi per abbinamenti ed io, consumatore medio, come mi oriento?

Chiedo a voi produttori perché, ad esempio, di Giovanni Rana so tutto anche quante volte va in bagno e di voi e dei vostri vini non so nulla?

Perché voi produttori di qualità lasciate tutto questo spazio e business in mano alle industrie?

Non vi interessa questa grande (e destinata a crescere) fetta di mercato?

Perché subite l’industria, la grande distribuzione immobili e compiacenti?

Perché io consumatore medio non posso investire 6/7 euro per una vostra buona bottiglia invece di destinarli ad aziende industriali che non sanno nulla di tutela e presidio di un territorio?

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Come consumatore medio sono decisamente overwhelmed, sopraffatto dallo scaffale, confuso ed in più subisco le furbate di chi allestisce le corsie vino:

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Il fragolino è un vino? È un vino spumante?

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Il moscato è rosa?

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Il Brachetto ha riflessi granata?
Sempre più confuso.

Poi trovo due vini opposti: un Brunello di Montalcino 2007 DOCG in apparenza svenduto, poi un Piano di Monte Vergine 2001(!!!), che non conosco, ad un prezzo folle per un vino vecchio.

Sono un consumatore sempre più perplesso.

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Caro produttore, come vedi, non è facile la vita del consumatore in mezzo a questa selva oscura.

Come puoi pretendere che un giorno io arrivi a godermi i tuoi splendidi vini se, in questa fase iniziale di avvicinamento al mondo del vino, mi sento sfruttato e non gestito come una risorsa?

E mentre compro la mia bottiglia ad occhi praticamente chiusi penso: beh ora con l’avvento dei social, del web e dei blog, vado a casa accendo il pc e cercherò di capire meglio il mondo del vino.

Ennesima delusione.

In rete ci sono pochi produttori che sanno raccontarsi, che sanno comunicare il vino ed un territorio con le mie parole e con il linguaggio che io so capire.

Ho letto alcuni blog, seguo alcuni su twitter, su Facebook ma tranne 3/4 casi non ho trovato nulla di interessante per il pubblico come me.

Su molti blog si parla di vini in certi casi prodotti in 600 bottiglie, vini particolari riservati a pochi esperti, non interessanti per me che li divido in due categorie: “mi piace” “non mi piace”.

Mi sa che voi produttori non avete in testa quale sia il vostro bacino d’utenza e ciò che potrebbe diventare; vi perdete in questioni filosofiche, tecniche ed intanto io butto via 6/8 euro per un vino industriale.

Queste sono le mie riflessioni in fase “travestita” e su queste tematiche ho lanciato in rete su twitter l’hastag #wineconfusion dove raccogliere pensieri, suggerimenti per cercare di fare qualcosa.

Se noi produttori, tutti insieme, riuscissimo a capire queste esigenze davvero diventeremo un movimento imprescindibile per la GDO se gestiti bene.

Il vino va qualificato con il giusto valore come succede per molti prodotti ben supportati dal marketing.

Ps: ogni brand, etichetta o nome di fantasia citati, sono puramente casuali.

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9 commenti leave one →
  1. pacoinviaggio permalink
    30 dicembre 2012 6:57 pm

    La corsia dei vini dei centri commerciali mi lascia sempre interdetto, tanto che se non trovo il vino che conosco lascio perdere. Anch’io cerco in rete qualcuno che mi faccia conoscere meglio “il vino”, in maniera più semplice. Accetto consigli di blog da seguire e magari un libro che spieghi come abbinare il vino ai cibi. Grazie per esserti interessato a chi ama il vino senza pretese da esperto, ma per il solo piacere di berlo in compagnia. Buon 2013

    • 31 dicembre 2012 8:40 am

      Io sono un produttore e sono molto incuriosito ed interessato a certe tematiche. Dal #wineconfusion ai criteri di scelta del consumatore. Fa parte del mio lavoro riuscire a vendere il mio prodotto valorizandolo al meglio. Non sono un arcaico produttore che dice: tanto li al supermercato si vendono solo cose di bassa qualità. Non è più così. Nei centri commerciali passano 100mila persone. In una enoteca 100. Dove ho più probabilità che una mia bottiglia sia acquistata?

  2. 31 dicembre 2012 12:47 am

    Ciao Gianluca. Come non condividerti in pieno? La tua incursione nel mondo dei vini (!?) venduti dalla Gdo è davvero emblematica della confusione che regna in un settore grande e importante delle vendite in Italia. Forse tu sei capitato in un ipermercato di quelli più sfigati: non distinguere i vini per tipologia (rossi, rosati, bianchi, da dessert, spumanti) né per localizzazione geografica è da pazzi! Ogni tanto anch’io mi travesto da consumatore medio e – quando mia moglie mi trascina a far compere – riesco a sgattaiolare nel reparto vini per dare un’occhiata. Mi interessa osservare quali etichette sono in vendita e a quali prezzi. Difficile che trovi qualche novità di rilievo fra una vista e l’altra (anche a distanza di tempo). Però, dove vado io, devo riconoscere che i vini sono divisi molto bene e che in certi casi sono esposti cartelli con i suggerimenti per gli abbinamenti cibo-vino. Non male devo dire. Preciso: non compro mai (da addetto ai lavori non ne ho necessità). Mi diverte anche ascoltare i commenti fra altre coppie indecise sull’acquisto. Quasi sempre è lui che prende la bottiglia in mano e chiede a lei: “Cara, compriamo questo?”. La risposta immancabile è: “No, Quello dello scaffale più in basso costa meno”. Ecco, il criterio è questo (nel 90% dei casi), non capire quanto lavoro c’è dietro ad ogni bottiglia. Alcuni prodotti in Gdo sono dignitosi e ben spiegati (secondo la mia esperienza) però la “killer application” è il prezzo. Quante volte il “vino X” in offerta,da volantino, scompare in men che non si dica dallo scaffale? Perché un vino Y che in enoteca costa 8 euro (ottima qualità/prezzo) all’ipermercato sta a 4 euro? Ed è sottocosto di certo. E perché trovo ancora quella abnorme quantità di bottiglioni da 5 litri con rossi definiti genericamente Merlot, Cabernet, nero d’Avola e bianchi Trebbiano, Verdicchio, Insolia, Malvasia, che non si sa davvero da quale parte d’Italia (Italia, ne siamo certi?) arrivino e chi li ha prodotti? L’imbottigliatore è quasi sempre mascherato da una sigla Cdb, Cvg, Csf o altre… ma che saranno mai? Perché i consumatori lo comprano? Perché sono a 0,90 centesimi al litro, no… ala faccia della qualità che non c’è mai in questi bottiglioni. Ecco: io mi interrogherei anche su queste sfaccettature della Gdo.

    • 31 dicembre 2012 8:36 am

      Ci sono innumerevoli analisi da fare su queste tematiche. Ecco perchè ho deciso di collettarle tutte con #wineconfusion. Sono molto curioso di vedere cosa succederà e che temi saranno preminenti. Per me è interessante parlare di vino come viene percepito dal consumatore finale, uno qualunque, che non sa molto in senso approfondito e per lui è vino quello a 0.90 come quello a 34.89…

  3. 31 dicembre 2012 8:32 am

    Thank you for you comment and i’m happy if you follow me also here!

  4. 31 dicembre 2012 1:29 pm

    La situazione è molto meno catastrofica di come la disegni. Tu sei stato a “il Gigante” ma se avessi messo il naso a “Esselunga” “Auchan” “Carefour” e “Iper Montebello” avresti trovato i vini suddivisi per regione, alcune indicazioni su vitigno e abbinamento.
    In alcuni di questi marchi della GDO in passato ho anche visto dei touch screen con la possibilità di avere info sui vini e ricette in abbinamento (che nessuno si filava e quindi immagino perché li abbiano tolti).
    In alcuni di questi si iniziano a vedere addirittura dei “sommelier” (non so se effettivamente tali) che sono a disposizione dei clienti per suggerimenti e consigli su vini e abbinamenti.

    Mi ricordo anche molto bene che, quando abitavo in Piemonte, moltissimi produttori che conoscevano schifavano la GDO trovando estremamente svilente per i loro vini finire su quegli scaffali.

    Quindi è vero che la confusione regna sovrana, come è vero che spesso regna soprattutto tra i produttori che sprecano tempo in DOC/DOCG e sovrastrutture varie invece che dedicarsi a creare una cultura e una comunicazione del vino e del bere.

    con affetto (per te e il tuo lavoro)

    Roberto

    • 31 dicembre 2012 1:43 pm

      Metterò, metteremo il naso anche in quelli che conosco bene.
      Sono andato al Gigante per il fatto che è presente qui in una zona di produzione e perchè, secondo me, rappresenta un pò la media.
      Quelli eno-virtuosi ci sono ancvhe se sono davvero pochi, troppo pochi per ora.
      Qui in Piemonte siamo troppo conservatori: è meglio schifare la GDO e guardare il magazzino pieno oppure fare gli stessi sconti ad un importatore estero “tanto li il prezzo che gli ho fatto non lo scopre nessuno”?

  5. 31 dicembre 2012 8:36 am

    Come ti ho scritto su twitter, mi leggi nel pensiero? 😛

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  1. codici QR, un opportunità da non sottovalutare | Wine & Web

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