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Ad restituendum dignitati Grignolino.

23 agosto 2013

Sarà capitato a tutti di bere un vino semi sconosciuto che vi suggerisce un ragionamento: ma questo vino quanto è buono?

Viene percepita per intero la sua qualità?

Siamo condizionati dal brand, dalla zona e dalla classificazione?

Tutte domande legittime per cercare di valutare come abbiamo investito i nostri euretti nel vino che stiamo bevendo tenendo sempre ben in mente che, poi alla fine, conta solo il mi piace/non mi piace e quanto siamo appagati od emozionati.

Anche noi produttori e, consumatori ritenuti esperti, molte volte ricorriamo ad un semplice giochetto per dare una risposta a tutte queste domande anche se poi, la risposta sovente, la conosciamo già.

Ma ci piace giocare soprattutto quando nei bicchieri danzano grandi vini.

L’occasione ce la fornisce Gino Bardon che, insieme al fratello Andrea ed alla mamma Anna, gestisce il Ristorante del Belbo da Bardon durante la cena dei saluti di #vitespericolata ci propone una degustazione alla cieca in risposta al nostro “stasera si va di Grignolino

La degustazione alla cieca è sempre un’esperienza unica che si può fare così

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Oppure cosi 😀

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Oppure così o come vi piace di più

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La cosa importante è che togliendo il giudizio della vista, non saremo condizionati dal brand, dall’etichetta, dalla denominazione o classificazione.

Gino, ed io ne ero certo, ci propone un abbinamento tra un Grignolino ed un grande vino, da tutti riconosciuto come tale, con grandi affinità nei profumi, nel colore e nelle sensazioni in bocca.

In questo modo il “gioco” si fa più duro ed interessante.

Eravamo in 7 di cui 6 esperti o grandi bevitori, quindi non propriamente principianti. Uno solo di noi riconosce vino, produttori ed annate solo dopo aver sniffato i bicchieri al volo. (Solito culo :D)

Gli altri? Incredibile vedere come il confronto sia serrato ed i commensali alquanto disorientati.

Io e Gino eccitati perché, anche se non serviva una ulteriore riprova, tutto questo ci diceva quale fosse il vero valore potenziale del Grignolino nel panorama vitivinicolo italiano.

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Questi i due vini del confronto:
da una parte Franz Haas con il suo Pinot Nero 2010 che non hanno bisogno di presentazione.

Il nostro Grignolino era un grande Grignolino dei fratelli Accornero: Bricco del Bosco 2007 da vigne vecchie un progetto partito anni fa che ha prodotto, con il 2006, il più grande Grignolino mai prodotto (secondo me).

Grignolino da vigne vecchie, rese limitate ed un affinamento in tonneaux per circa 30 mesi prima di una maturazione in bottiglia di 2 anni.

I suoi profumi eleganti, precisi invadevano la sensazione di rosa e violetta di un grande Barbaresco, il corpo ed i tannini levigati non ci portavano ad un testabalorda classico.

Qui c’è qualcosa in più dietro la ricerca e la tecnica per realizzare questo vino: c’è la voglia di ridare dignità ad un vitigno dimenticato, accantonato nel tempo dai viticoltori e, cosa più grave, dalle istituzioni e dai consorzi ancora adesso nel 2013 nell’era del digitale ed ad un passo da Expo2015.

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Questo è ciò che avevamo nei bicchieri che, unito alla bellezza del territorio di produzione ed al fatto di avere qualche produttore innovativo e con cervello (Cascin Tavijn, Accornero, Gaudio, Gatto Pierfrancesco, Crivelli, Luca Ferraris, F.lli Durando , Luigi Spertino tanto per citare quelli che bevo più spesso) mi hanno suggerito diverse riflessioni:

-perché non si sono comunicati vino e zona come meritano?

-perché il consorzio di tutela, negli anni, non ha mai fatto nulla di importante per il rilancio di questo storico vitigno?

-perché i produttori non credono in un progetto comune invece di discutere, da anni, sulle due storiche denominazioni (grignolino d’asti/grignolino del monferrato casalese) senza proporre un unico nome?

-perché le istituzioni rispondono, anche sui social, promettendo cose che poi non mantengono? Vedi commento dell’assessore Cerrato, ( anche presidente della Bottega del Grignolino di Portacomaro), ad un mio post primaverile su questa vicenda. Sono passati mesi e delle tanto ventilate riunioni c’è rimasto solo il ricordo.

-perché si sprecano migliaia di euro per la Douja D’Or e non si investono per il rilancio di aree come quella del Grignolino, come quella della Freisa o di tanti vitigni che sono minori solo per le superfici ed il volume d’affari generato?

Io non produco Grignolino ma questi ragionamenti, purtroppo, potrebbero essere traslati a tanti altri territori vinicoli piemontesi.

Finché non si capirà che la vite è l’unica coltivazione che può generare reddito e quindi combattere l’abbandono ed il presidio delle nostre colline, non riusciremo a ridare dignità a nessun vino e nessun territorio.

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