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Comunicazione, questa sconosciuta.

16 novembre 2013

Iniziare a scrivere un post nel silenzio notturno di Lussemburgo e dopo giornate piene, non è il massimo per il raziocinio e la moderazione, specie se ne hai sentite di tutti i colori sui vini italiani e piemontesi.

Ma essere lontano dall’Italia da alcuni giorni ed essere fuori dalla stessa cerchia di amici e discorsi, ti rende molto più oggettivo e pensieroso su certi argomenti.

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Come poi scritto in questo post su Facebook è davvero deprimente girare l’Europa e rapportarsi con produttori di aree viticole diverse.

Noi italiani ma soprattutto noi piemontesi ci sentiamo abbandonati dalle amministrazioni e dai consorzi e ci aggrappiamo alle nostre sporadiche iniziative di marketing, di comunicazione o di promozione.

Ma non ci avete mai pensato che in Svizzera, nella Germania del sud od in Lussemburgo (quindi in un raggio di 700/800km) non conoscono la Barbera?

No, non la conoscono, non conoscono il vero “mondo Barbera” ne quello del Timorasso come discusso con Paolo Carlo Ghislandi su Facebook in questi giorni.

Magari conoscono qualche brand, qualche etichetta tra le più famose o diffuse ma nulla più mentre sanno tutto della Francia anche di aree meno famose.

Perché c’è questa differenza nella conoscenza e nella percezione di vini diversi e zone diverse accomunati da qualità e bellezza simili?

La differenza sostanziale sta nei consorzi, nelle associazioni o nelle organizzazioni di categoria tipo ICE vs SOPEXA.

Tranne rari casi i nostri consorzi non fanno comunicazione e promozione come andrebbero fatte in maniera moderna ed attuale.

I nostri consorzi non investono ma disperdono le poche risorse residue solo negli obblighi amministrativi dimenticandosi che è fondamentale informare ed educare i consumatori.

Ed alle volte sprecano energie e risorse in azioni molto discutibili soprattutto se attuate nell’era del digitale.

Un esempio?

Il film video sulla Barbera d’Asti che trovate sul sito del Consorzio Vini d’Asti e del Monferrato , ho quasi vergogna a dirvi che dopo 18 mesi ha raggiunto le 864 visualizzazioni e non vi dico quanti euretti è costato.

Pazzesco.

A chi serve?

A cosa serve?

Un altro esempio lo trovate qui nel sito della ATL di Asti a riguardo della fantomatica Fiera del Tartufo.

Già lo spazio dedicato ed i contenuti del sito ci rivelano quanto gli stessi organizzatori non credano ad una Fiera che, tra l’altro, è sconosciuta al pubblico esclusa sempre mia nonna 91 enne che lo leggerà in una pubblicità de La Stampa.

Perché non ci rassegniamo di capire che il mondo sta girando ad un altra velocità e soprattutto parla un linguaggio diverso?

Rimarranno domande nel vuoto.

Almeno qui nell’astigiano.

Eppure abbiamo un territorio favoloso

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ma aspetteremo che l’inverno lo ricopra di foglie e neve alla stregua della nostre coscienze.

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5 commenti leave one →
  1. 16 novembre 2013 9:10 pm

    Concordo su tutto, credo sia il succo dell’esistente differenza enologica fra Italia e Francia. Ma qualcuno, e penso a Franciacorta, anche in Italia è riuscito nel creare un brand e non solo un prodotto di qualità. Nell’era moderna nessuno dei due aspetti ha successo longevo senza l’altro. Complimenti

    • 17 novembre 2013 12:56 am

      Verissimo. Infatti ho scritto, tranne qualche caso. Il Franciacorta purtroppo nel mondo ha altri problemi e tre super competitors: Champagne, Cava e Prosecco. Se non creano un brand più forte non riusciranno a sfondare..

    • 17 novembre 2013 9:39 am

      In realtà la Franciacorta ha incominciato a soffrire da quando per colpa di certa comunicazione viene paragonata alla Champagna. E se questa comunicazione non cambierà radicalmente temo che alla lunga affosserà tutto quanto di buono era stato fatto. (imho)

  2. 17 novembre 2013 12:26 am

    Caro Gianluca, grazie per la citazione.
    In questo momento ti scrivo da Francoforte, in Germania.
    Come in ogni viaggio nel quale porto i miei vini all’estero mi ritrovo sorpreso ed al contempo sconvolto. Non mi mancano le soddisfazioni (questo è bene) ma hanno sempre un sapore amaro, un retrogusto sbilanciato..
    Il paese nel quale viviamo e operiamo con abnegazione non ci favorisce ed ancora peggio ci limita attraverso lo spreco di risorse importanti congiuntamente all’impiego di persone incompetenti nei ruoli chiavi dello sviluppo, del progresso e della comunicazione.
    Dichiarare questo non è certo esterofilia, basta viaggiare e fare un confronto semplice.
    Abbiamo un potenziale enorme, inimitabile, irraggiungibile.. ed è tutto affidato alle capacità individuali di quei pochi pazzi temerari che hanno ancora voce per gridarlo al mondo con le solo proprie forze.. Questo quando ci sono istituzioni preposte a farlo che fagocitano gran parte delle risorse disponibili senza farlo..
    Il discorso è lungo… speriamo che la crisi tolga ossigeno agli apparati agonizzanti di questo sistema prima che ci trascinino nel baratro.
    Ciao, Paolo

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