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Vigna 58-61

7 marzo 2019

It has always been called Vigna Vecchia (the Old Vineyard) because it’s the most historical place on the estate, replanted by grandfather Giovanni between 1958 and 1961. But now we going to have to change its name, because, quite rightly I suppose, the use of the word Vecchia on the label has been contested.
We’re going to all it 58-61, in memory of the three years and three winters that it took my grandad and his hammer, thanks to the winter frosts, to smash and break down the large blocks of sandstone brought to the surface when the vineyard was dug.
It was one of the first vineyards to be dug mechanically, so it went down quite deeply, enough to bring to the surface some very compact soils typical of the formation of Sant’Agata fossil marls (Tortonian period), intersecting with Serravalle sandstone (Serravallian period).
Given the compactness of the soil, the hill position, southerly exposure and the fact that the vineyards is on the top of Bricco Garitta, my grandad chose Rupestris, a vigorous rootstock which tends to put down very long roots.
That vigour now means that we can admire vines that are real works of art, shaped over the decades by the pruning carried out by Giovanni and my father Pasquale.

Si è sempre chiamata vigna vecchia per il fatto di essere il luogo storico dell’azienda, reinpiantata da mio nonno Giovanni tra il 1958 ed il 1961, ma ora dovremo cambiare nome perché, giustamente direi, ci hanno contestato l’aggettivo vecchia in etichetta.
La chiameremo 58-61 in ricordo dei tre anni e dei tre inverni che si sono resi necessari a mio nonno, grazie alla mazza ed al gelo invernale, per spaccare e sminuzzare i grossi blocchi di arenaria sollevati dallo scasso.
Fu uno tra i primi vigneti scassati con mezzi meccanici per cui lo scasso fu abbastanza profondo tanto da portare in superficie terreno molto compatto tipico della formazione delle Marne di Sant’Agata fossili (periodo Tortoniano) che si intersecano con le Arenarie di Serravalle (periodo Serravalliano).
Data la compattezza del terreno, la giacitura collinare, l’esposizione a sud ed il fatto di essere in cima al Bricco Garitta, mio nonno scelse il Rupestris un portainnesto molto vigoroso e che tende a scendere molto.
Il fatto di essere così vigoroso ci consente ora di ammirare dei ceppi che sono vere e proprie opere d’arte modellati nei decenni dalla potatura di Giovanni e di mio papà Pasquale.

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